Un’altra notte è passata
silenziosamente urlante. Potevo tapparmi i timpani e nonostante tutto sentire
il fastidioso rumore del nulla. Sentivo – anche se sono anni che non ho un
orologio in camera – il ticchettio incessante delle lancette. Il nostro tempo è
fatto di vuoti. E mai che fossero di quei vuoti dove non esiste niente… No. I
vuoti di questa era sono incasinati; pieni di roba; rumorosi e senza dubbio
inutili. Sono di quei vuoti dove non echeggia il suono dei passi, perché anche
l’aria attorno è piena di cose inservibili. Ci tocca, in qualche modo, farci
largo in questa immensa distesa di ammassi di nullità per trovare un po’ di
pace e silenzio. E anche quando qualcuno lo trova – il silenzio – ho
riscontrato che l’ansia da solitudine coglie questi soggetti, fino a farli
impazzire, nei casi più disperati. Credo che sia dovuto alla compulsiva
“ricerca” a cui l’uomo è atavicamente legato. A certuni basta anche solo
sapersi in cerca per godersi qualche beneficio. Disgraziatamente l’uomo non è
fatto per starsene tranquillo. Aspettare non rientra nelle sue capacità. E
anche quando ti dicono che sono in attesa, mentono. Lo so che nel loro cuore,
nella loro mente, c’è un meccanismo minuto di ricerca. Un pensiero trivella i
loro nervi e li rende irrequieti e sudano. Sento la puzza di tutto quel sudore,
di tutti quei personaggi che mentono. Mi pare di vederli in quell’immensa sala
d’attesa di un qualsiasi immenso edificio di chissà quale immensa città ad
aspettare. Uno di loro si gratta la barba e cerca tra i folti peli un modo per
far passare il tempo. Quello lì, sì proprio quello col suo telefono in mano è
in cerca di un contatto in rubrica. La cosa divertente è che scorre tutti quei
numeri più e più volte, ma non cerca nessun nome in particolare. Cerca e basta.
Poi c’è il tipo che cerca strane anomalie – difetti – nei muri della stanza.
Rimangono in attesa solo con la possibilità di poter cercare. Questo rende
forte la macchina sociale-economica-culturale. A questa strana bestia dai
contorni indefiniti basta creare sempre più richiesta per avere un popolo – con
la bava e i paraocchi – a chiedere sempre di più. Pochi, davvero pochi riescono
a starsene fermi e chi lo fa è con i piedi sulla terra. Sì avete capito (letto)
bene: con i piedi sulla terra. La Natura sa aspettare. La mia natura è fatta da
jeans larghi, un portamento e mani da pianista, che toccano la pelle e il corpo
come se fossero viventi tasti bianchi di un pianoforte.
venerdì 9 novembre 2012
mercoledì 24 ottobre 2012
L'uomo
A due, a quattro… 6 mani. Si può scrivere a quante mani si vuole,
con l’aiuto di chiunque, fin quando sono invisibili i burattinai che
muovono i fili di ogni penna. Sì, nascosti dal nulla, dalla loro
inesistenza. Ecco non dovrei parlare d’invisibilità, ma d’inesistenza:
non ci sono. Mani non vere – non tangibili – di burattinai inesistenti
che mettono in scena nel teatro di cartone la più reale delle finzioni.
Con estrema facilità; con innegabile abilità. Non vi sono vie contorte o
scorciatoie buie e nascoste. Non c’è l’ombra di una minima voglia di
celare. Tutto è palesemente messo in scena davanti ai nostri occhi e
noi… Ci giriamo dall’altro lato. Noi preferiamo metterci le mani sugli
occhi. E perché? Semplicemente perché sappiamo che quell’ inutile
finzione – quell’inesistente drammaturgia – siamo noi. La bislacca
storia, inventata, dell’uomo. Dopotutto siamo stati capaci d’inventarci
perfino Dio.
domenica 30 settembre 2012
Sento
La pioggia sul tetto di casa. Si creano degli strani rumori quando piove. La pioggia riempie, gran parte dello spettro sonoro del giorno. Un continuo ticchettio o un pesante tonfo. Anche gli altri rumori sono diversi, accesi di una strana bellezza e misticità dal riverberante suono che la pioggia gli crea attorno. Una sorta di miscuglio, un certo mix. Come quel preciso momento in cui il DJ manda in contemporanea due canzoni, che si miscelano allo stesso tempo. Ecco. La natura ho un senso del ritmo onnipotente. Prescinde ogni altro, e riesce a mettere sullo stesso tempo svariati suoni, svariate velocità di suoni.
lunedì 24 settembre 2012
Costruttori
C’era una volta un mondo fatto di immagini dai colori chiari
e luminosi. I bambini si divertivano a giocare a prendere i colori e mischiarli
tra loro. Alcuni di questi piccoli giocatori riuscivano perfino a saltare,
afferrando al volo qualche immagine da portare sulla terra. Fu così che si
crearono i pensieri.
Poi un giorno arrivarono i Costruttori. Innalzavano mattone su mattone per arrivare a prendere quelle immagini, ma le superarono. Arrivarono più in alto, vollero continuare per raggiungere il cielo.
Più salivano, più erano distanti. Quello era diventato l’unico scopo dei Costruttori. Le immagini; i colori; i sogni erano spariti. A poco a poco quel mondo assumeva solo sfumature dal grigio scuro al grigio chiaro. Diventando quasi piatto. Mentre gli anni passavano, i Bambini cercavano di colorare, ma tutto ridiventava grigio ogni volta.
I Costruttori capirono d’avere un problema e, ancora cercando di raggiungere il cielo, costruirono una scatola. All’inizio era grigia, come il Mondo, ma la loro intelligenza riuscì a fargli scoprire come renderla colorata, fino a renderla quasi vera – verosimile. Ingabbiarono, così, i Bambini. Mettendoli in quadrati di mattone a fissare scatole colorate.
Poi un giorno arrivarono i Costruttori. Innalzavano mattone su mattone per arrivare a prendere quelle immagini, ma le superarono. Arrivarono più in alto, vollero continuare per raggiungere il cielo.
Più salivano, più erano distanti. Quello era diventato l’unico scopo dei Costruttori. Le immagini; i colori; i sogni erano spariti. A poco a poco quel mondo assumeva solo sfumature dal grigio scuro al grigio chiaro. Diventando quasi piatto. Mentre gli anni passavano, i Bambini cercavano di colorare, ma tutto ridiventava grigio ogni volta.
I Costruttori capirono d’avere un problema e, ancora cercando di raggiungere il cielo, costruirono una scatola. All’inizio era grigia, come il Mondo, ma la loro intelligenza riuscì a fargli scoprire come renderla colorata, fino a renderla quasi vera – verosimile. Ingabbiarono, così, i Bambini. Mettendoli in quadrati di mattone a fissare scatole colorate.
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